Secondo l'Osc, "Il pozzo è scoppiato perché un certo numero di diversi fattori di rischio, sviste ed errori individuali combinati hanno sopraffatto le garanzie che avevano il solo scopo di impedire che un evento del genere accadesse. Ma la maggior parte degli errori e delle sviste a Macondo può essere fatta risalire ad un unico fallimento globale, un fallimento di menagement. Una migliore gestione da parte di Bp, Halliburton, e Transocean avrebbe quasi certamente impedito lo scoppio, migliorando la capacità dei soggetti coinvolti di individuare i rischi che affrontavano e valutandoli, comunicandoli ed affrontandoli adeguatamente», si afferma nella parte del rapporto resa pubblica.
William K. Reilly, copresidente dell'Osc, è costretto a malincuore ad ammettere che l'accaduto non è un fatto da imputare alle carenze di una singola compagnia: "Date le carenze documentate sia per la Transocean che per Halliburton, che operano entrambe nel settore off-shore in quasi tutti gli oceani, a malincuore dobbiamo concludere che abbiamo un problema a livello di sistema".
Nel capitolo del rapporto reso noto si evidenzia inoltre che: «Gli errori e le valutazioni errate da parte di almeno tre società ( Bp, Halliburton e Transocean) hanno contribuito al disastro e, in assenza di riforme significative sia per le pratiche industriali che per le politiche del governo, potrebbero ripetersi».
Indiscrezioni sul contenuto del rapporto finale dell'Osc parlano di un esame completo degli impatti causati dal disastro con un'analisi del prima e del dopo esplosione; norme di sicurezza aziendali e governative da adottare per il futuro e pratiche per la bonifica, il ripristino e la protezione dell'ambiente del Golfo e delle altre aree interessate dalle perforazioni petrolifere come l'Artico.
G.B.




